Proponiamo di seguito l’intervista di Angelo Coriandolo a Giuseppe Grigoni, direttore dell’Area Socio Sanitaria del Villaggio del Ragazzo, in occasione dei vent’anni dall’apertura del Centro Benedetto Acquarone.

«Ho incontrato il Villaggio del Ragazzo nell’ottobre 1981, iniziando a lavorare in Amministrazione al Centro di San Salvatore, con un contratto trimestrale – esordisce Giuseppe Grigoni – mettendo a frutto il mio diploma di Ragioniere. Negli anni successivi ho conseguito la Laurea in Scienze dell’Educazione. Dall’Amministrazione passai quindi al settore dipendenze. Avevo un ufficio proprio qui, quando il Centro Acquarone non esisteva ancora.»

Quando nacque esattamente il Centro Acquarone?

«L’inizio delle attività risale all’agosto 1999, quando vennero trasferiti qui alcuni servizi per disabili ospitati in precedenza a Sampierdicanne e alcuni ospiti del Centro di Pian dei Mucini, allora alloggiati temporaneamente all’ex-Hotel Giardini. Ad inizio 2000 diventano operativi il Centro Diurno Anziani e il Centro di Aggregazione Giovanile. Nel contempo iniziano le attività sportive nella Palestra (Basket, Volley) e prende il via l’utilizzo della Sala Convegni. Molte associazioni convergono qui e vi saranno ospitate: volessi stilarne l’elenco ne dimenticherei sicuramente qualcuna. Si è avviata in quel periodo anche l’accoglienza dei minori in difficoltà. Se posso usare un’immagine per descrivere quei primi tempi…».

Prego.

«All’inizio quasi ci perdevamo all’interno della struttura: pochi operatori e grandi spazi che in poco tempo sono andati gradualmente riempiendosi. Oggi sono circa millecinquecento le persone che frequentano settimanalmente il Centro. Il grosso delle presenze è legato alle attività ricreative e sportive. Sul versante dei servizi sanitari e sociali si è avuto un grande sviluppo, che ha portato molte persone – anziane, diversamente abili o minori – a risiedere stabilmente all’Acquarone: quello che si chiama il settore della residenzialità e che ha costituito una novità per il nostro territorio. Ricordo che, riferendosi a questo Centro, don Nando parlava della Città Dentro. Un’altra sua grande intuizione è stata la piscina terapeutica che ha portato molte persone ad usufruire di questo servizio, creando interazione. Poi, come accennavo prima, l’attenzione ai minori bisognosi che ha generato servizi ad hoc».

Successivamente?

«Strada facendo abbiamo incontrato la Virtus Entella, che ha voluto qui il suo convitto: questa interazione-integrazione porta benefici reciproci. Nasce così una conoscenza affettuosa tra gli atleti e i nostri ospiti e quest’anno abbiamo realizzato un progetto di teatro cui hanno partecipato anche i bambini delle scuole elementari. Sono tutti incontri di bene che generano una scia positiva in chi li vive e in chi li vede e fa sì che nessuno si senta estraneo in questo posto perché ciascuno sente che c’è una dimensione che percepisce come sua e il tutto può svolgersi in armonia».

Come sono le giornate al Centro Acquarone?

«A seconda dei momenti della giornata, il Centro cambia aspetto. Al mattino è il momento dei servizi: ci sono le attività di assistenza sociosanitaria ad anziani, minori e disabili. Al pomeriggio è il momento dello sport: alle bambine della Scuola di danza seguono i giovani atleti delle varie discipline che si allenano in palestra. La sala polifunzionale denominata “Teatrino”, sede dei corsi di ballo della terza età, è attigua al Centro Giovani del Comune di Chiavari. Giovani e anziani, normodotati e diversamente abili interagiscono insieme».

Quali necessità oggi per questa realtà, quale sogno coltivate per un servizio ancora più accurato ed efficace nel sociale?

«Continuano le richieste di servizi e di spazi, quelle che noi chiamiamo richieste di accoglienza. Il sogno? È quello di poter continuare a sostenere le attività con la dovuta qualità e le giuste risorse, nella fedeltà al desiderio del nostro Fondatore che è quello di essere rispondenti alle richieste del nostro territorio. Oggi non è un momento semplice, in particolare per i servizi sociosanitari. Non è facile reperire risorse, i bisogni sono sempre più complessi, le cure diventano trattamenti a lungo termine rivolti sempre più a persone non autosufficienti. Secondo me si parla troppo poco di quanto possa essere faticoso il lavoro di assistenza, soprattutto alle persone non autosufficienti. Abbiamo la fortuna e il privilegio di avere operatori straordinari, alcuni dei quali sono con noi dal 1999 e continuano a mantenere un’adesione al servizio con uno spirito che va veramente al di là del semplice svolgimento del proprio compito. Non dobbiamo vergognarci di dire che abbiamo bisogno di offerte per aggiungere valore alle attività che facciamo, per essere adeguati alle norme che diventano sempre più articolate».

La “Città Dentro” è il criterio che ha guidato l’inizio di questo Centro. È una naturale evoluzione del cammino che ha portato all’edificazione del Villaggio del Ragazzo oppure si tratta di qualcosa di completamente nuovo?

«Siamo assolutamente in linea con quello che è la storia dell’ente e la visione di don Nando. Un uomo che ha sempre cercato di dare risposta ai bisogni, ha concretamente educato all’amore di Dio e del prossimo. Il Centro Acquarone si colloca a pieno titolo su questa strada. Abbiamo fatto esperienza di integrazione e di interazione, la formula che ci ha dato maggiori soddisfazioni. Oggi non riusciamo più a pensare i servizi separati dalla persona. E non riusciamo a pensare a un Villaggio distante dal territorio e dalle persone, dall’esperienza del conoscere e riconoscere».

Sia più chiaro…

«C’è una realtà che assolutamente non dobbiamo dimenticare e credo completi la visione del don: le Lampade Ardenti. Un’esperienza unica, partita tanti anni fa che da allora, in tutti questi anni, ogni giorno per tutto l’anno, conduce qui persone che dedicano, a turno, il tempo della notte in preghiera nella nostra Cappellina. Un modo molto discreto e profondo che testimonia la gratitudine di chi ha visto declinata nel concreto e nella quotidianità la propria fede nell’esperienza di don Nando. Questo è un segno per tutti noi, vi partecipano persone del territorio e persone non di qui. Il Benedetto Acquarone è sorto davvero con il contributo di tutti, di piccole e grandi donazioni e delle preghiere di tanti».

Tante gocce formano il mare…

«Come diceva Don Nando, appunto».