Vogliamo iniziare il 2019 ricordando la grande celebrazione di chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di don Nando Negri (tenutasi lo scorso 1° novembre 2018) attraverso il testo integrale degli interventi e dell’omelia del vescovo Alberto Tanasini.

Chiusura fase diocesana causa beatificazione don Nando Negri - 02

«In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, noi Alberto Tanasini, per grazia di Dio e della Santa Sede Apostolica vescovo di Chiavari, avendo osservato quanto si doveva osservare, con il presente nostro decreto dichiariamo conclusa definitivamente la fase diocesana del processo per la beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Ferdinando Negri, don Nando, sacerdote fondatore dell’Opera Villaggio del Ragazzo. Deputiamo pertanto il portitore perché provveda la consegna degli atti alla congregazione romana per le cause dei Santi.

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Questo atto, che può sembrare formale, è per noi un atto solenne. Vuol dire che abbiamo portato a termine quella procedura che ci eravamo proposti di verificare: la santità di don Nando. Ringraziamo il Signore di questo, e io voglio ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per arrivare a questo punto, tutti coloro che si sono impegnati. Alcuni si sono visti chiamati a giuramento, altri sono presenti e hanno raccolte documenti e testimonianze, hanno esaminato come periti teologi e periti storici quanto è stato raccolto. E a questo punto dobbiamo dire che, per la nostra comunità, noi riteniamo che davvero don Nando meriti gli onori degli altari. Questo è il nostro giudizio, che dovrà essere confermato dalla Santa Sede. Adesso comincia la seconda fase, che potrà essere anche lunga. A noi tocca tocca pregare, continuare a pregare perché il Signore ci conceda la grazia di vedere effettivamente don Nando sugli altari. Io sono fiero di aver potuto compiere questo atto verso il termine del mio mandato episcopale, dal momento che ho conosciuto bene don Nando. Non aggiungo altro se non l’esortazione a pregare e a chiedere che tutto proceda bene, che vengano riconosciute le virtù del nostro confratello, e poi che ci sia il suggello e quel miracolo che è necessario perché venga proclamato Beato. Questo avverrà quando il Signore lo vorrà, ripeto, a noi tocca ora continuare a pregare. Un particolare ringraziamento, in chiusura, lo voglio rivolgere al canonico Mario Ostigoni, il quale, come delegato del vescovo, ha impegnato tutto questo tempo per compiere gli atti che ora si concludono.

OMELIA

Desidero anzitutto salutare in modo particolare le comunità del Villaggio in tutti i suoi centri, che sono qui presenti per onorare il loro fondatore. Saluto le autorità, che hanno voluto dare testimonianza a quest’uomo, e saluto tutti i presenti che sono venuti proprio per mostrare il loro affetto e la loro riconoscenza verso don Nando. Tutto questo fa sì che questa sera viviamo un particolare clima di famiglia, sottolineando l’aspetto che la festa dei Santi ha in se stessa: è la festa dei figli di Dio, della famiglia dei figli di Dio. Se la presenza vostra sottolinea questa realtà, devo dire che quest’oggi la festa dei Santi assume un particolare gusto perché la santità non è una cosa lontana. Per noi oggi ha un volto e il nome di una persona che abbiamo conosciuto e che è stata in mezzo a noi. E non voglio neanche dimenticare che il 2 giugno 2018 abbiamo letto il decreto sulle virtù eroiche di padre Mauri, anch’egli uno della nostra famiglia.

Ecco, allora, la santità si avvicina a noi, non è lontana, non è in cielo. Abbiamo ascoltato l’apostolo Giovanni che ci ha detto “noi fin d’ora siamo figli di Dio” e questi Santi, quelli che noi chiamiamo Santi tra noi sono testimonianze del fatto che siamo figli di Dio e possiamo vivere da figli di Dio. Papa Francesco usa un termine, “i santi della porta accanto”, con cui vuole indicare certamente soprattutto coloro che sono nascosti, ma al nostro fianco. Coloro che sono nelle nostre case, nelle nostre strade e dei quali forse pochi conoscono la fede, la speranza, la carità, la bontà, la lealtà, la trasparenza e la coerenza. Però i santi della porta accanto, ogni tanto risaltano come nel caso di don Nando. Abbiamo conosciuto quello che egli ha detto e ha fatto, abbiamo conosciuto la sua personalità e il suo temperamento, e non ci scandalizziamo neanche se abbiamo riscontrato qualche limite. Perché Madre Teresa di Calcutta parlando di se stessa, e lei è santa canonizzata, diceva “con i nostri limiti, con le nostre imperfezioni, noi siamo chiamati da Dio ad essere strumento del suo amore, a fare conoscere il suo amore.” Tutto questo ci incoraggia e ci dice che l’eroicità delle virtù non è frutto del nostro sforzo, ma del dono di Dio, e davvero possono essere tra noi. Ecco, questo volevo mettere in evidenza stasera.
E allora la chiamata alla santità diventa davvero una chiamata personale. Chiamata alla santità vuol dire semplicemente, prima di tutto “ricordati che sei figlio di Dio, vivi da figlio di Dio.” Volete sapere come? Papa Francesco, nella sua lettera sulla santità oggi, sulla chiamata alla santità “oggi gaudete ed exultate”, quando parla proprio della chiamata alla santità nel nostro tempo, nelle nostre condizioni, ci dice che ci sono due pagine del Vangelo che dovremmo tenere presenti. Mi soffermo su queste, la prima è quella che abbiamo appena letto, le Beatitudini.

Chiusura fase diocesana causa beatificazione don Nando Negri - 20

Il Vangelo delle beatitudini è il vangelo dei Santi, dei Beati. Se sei fedele al Signore, sei fedele e beato. Beato e felice. E non lo sarai soltanto “di là” ma cominci a esserlo qui, nel profondo dell’anima, anche se sei messo alla prova. Perché le Beatitudini delineano il volto di Cristo, e il santo è colui che segue il suo Signore, che riproduce in sé, per quanto possibile, il volto di Cristo. Questo sono i beati. Vi invito a leggere le pagine molto pacate, molto leggibili e semplici che il papa scrive sulle Beatitudini. Sono il mondo di vivere secondo lo Spirito, controcorrente, ed è questa forse la difficoltà: controcorrente rispetto ai canoni del mondo.

L’altra pagina del Vangelo è quella di Matteo 25, cioè il giudizio sulle opere di misericordia. Ricordate? “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…” e ancora, quando papa Francesco prende le parole da San Giovanni Paolo II dicendo che non è semplicemente un invito a fare carità, ma è di più, è una rivelazione che Gesù fa dei suoi sentimenti, del suo cuore e delle sue scelte profonde. Ci parlano, dunque, prima di tutto di lui di Gesù, che ci chiede di vivere di quel cuore, di quei sentimenti di quelle scelte. Anche in questo caso le pagine sono bellissime, ci toccano e ci mettono un po’ in difficoltà. Mettono certamente in crisi le nostre chiusure, i nostri modi di separare la vita dalla fede e soprattutto dal culto. Ci impediscono di essere cristiani a metà: andiamo in chiesa e quindi siamo cristiani, soddisfacciamo i precetti e quindi siamo cristiani. “No” dice Gesù, devi essere profondamente contemplativo e capace di pensare alle cose eterne, ma devi essere, nello stesso tempo, capace di intervenire.

Don Nando ci insegna questo, ad essere capaci di intervenire. Vedi uno per strada che dorme sul marciapiede e, dice Papa Francesco, ci può essere lo sguardo di chi ha fastidio di questa presenza, ma ci può essere, anzi, ci deve essere lo sguardo di chi ha fede e vede in quel fratello il figlio di Dio, un uomo che ha la tua stessa dignità, un uomo che ha la sua storia di dolore. Gesù lo guarda così. Guardiamolo così anche noi, santi dunque perché riproduciamo il volto di Cristo in noi. Santi perché vogliamo essere come il cuore di Cristo

 Alberto Tanasini, Vescovo
Chiavari, 1° novembre 2018, solennità di Tutti i Santi