Il Fondatore

I volti del fondatoreUn sorriso lungo una Vita.

La storia di don Nando si identifica con quella dell’Opera da lui generata con lavoro instancabile, rifiutava il titolo di “fondatore”, ma quello che ha fatto parla di lui; del suo percorso di fede e carità, sostenuto da una speranza incrollabile, ostinata; delle sue sfide quotidiane con la Provvidenza. La memoria viva del suo sorriso, delle sue parole e attenzioni minute resta in tante persone incontrate in modi diversi, anche semplicemente per strada. Maestro di vita e di santità, ha segnato la via da percorrere; da lui ci sentiamo guidati e accompagnati.

Il 9 marzo 1920 nasce a Chiavari in via Millo , da una famiglia piemontese, la sua infanzia è tutta nel quartiere di Rupinaro. Successivamente la famiglia si trasferì in corso Genova, all’angolo con via Millo. Attivo da ragazzo nell’Azione Cattolica della sua parrocchia, raccontava che la chiarezza della vocazione al sacerdozio l’ha avuta durante un ritiro per adolescenti che parlava, però, della vocazione al matrimonio. Lui lì ha compreso che la sua strada era il sacerdozio. Entrato in seminario in quinta ginnasio, o in prima liceo, non era brillantissimo negli studi. Il meglio lo ha dato dopo, nell’attività pastorale.

Ordinato alla fine della guerra, il 22 di aprile 1945 , proprio negli ultimi giorni in cui c’erano ancora tedeschi e americani che si fronteggiavano qui nel nostro territorio, dopo un anno da curato a Castello di Carro, il Vescovo l’ha chiamato come viceparroco a Lavagna, e di lì è cominciata la grande avventura del Villaggio. Il Vescovo gli diede l’incarico di rispondere all’appello del Papa Pio XII &quotSalviamo il fanciullo”, non immaginava di certo che sarebbe andato così oltre. A fine estate del 1946 cominciò a cercare collaboratori, primissimi furono i giovani di Rupinaro.

Il 10 ottobre 1946 firmò l’affitto di Villa Parma, un edificio in cui si erano insediati tedeschi e poi partigiani: quel giorno è diventato la data di nascita del Villaggio. Una settimana di preghiera e di esercizi spirituali, e subito all’opera per raccogliere i ragazzi poveri e sbandati che soffrivano di tutte le privazioni del dopoguerra: offriva pane e companatico, pulizia di pidocchi, doposcuola, gioco e formazione spirituale.

Negli ultimi due anni, col diminuire delle forze fisiche, si è dedicato più intensamente alla preghiera e alla formazione del personale; pur senza smettere di sognare e di progettare. Dal 2006 ha accettato a fatica di essere assistito in continuità. Tante persone che a turno gli sono state vicine in quel periodo, conservano ben vive dentro l’intensità della sua tensione spirituale e la preziosità dei colloqui con lui.

La sera del 6 luglio 2006 , a notte fatta, è entrato nella luce che non tramonta.

© 2012 Villaggio del Ragazzo Suffusion theme by Sayontan Sinha