L’isola che c’è – Intervento psico-educativo residenziale e diurno per adolescenti con autismo

Area Socio Sanitaria Villaggio del Ragazzo - Centro Benedetto Acquarone (Chiavari)

L’isola che c’è – Intervento psico-educativo residenziale e diurno per adolescenti con autismo2018-10-03T12:46:49+00:00

L’Isola che c’è ha come obiettivo aumentare l’autonomia dei ragazzi coinvolti riducendo i disturbi del comportamento.

Un’equipe dedicata, specificatamente formata e supervisionata, anima il progetto attraverso una comunicazione efficace, regole di comportamento definite e una relazione educativa e affettiva.

IL PROGETTO IN BREVE

L’isola che c’è dispone di un appartamento dedicato in cui spazi e oggetti personali sono connotati da un colore diverso per ogni ragazzo in modo da facilitare l’orientamento; gli ambienti sono sicuri, facilmente lavabili e resistenti, e ogni arredo ha un significato comunicativo.

La settimana è organizzata in modo da prevedere attività di routine quotidiane e attività differenti a seconda del giorno della settimana, utili alla progressione individuale, riducendo al minimo gli imprevisti. Nella singola giornata si alternano momenti di richiesta di impegno a momenti graditi nel rispetto di tempi ed esigenze di ognuno.

Progetto L'isola che c'è Area Disabili copertina

“L’ISOLA CHE C’È”

Presso l’Area Disabili del Centro Benedetto Acquarone, da settembre 2014, ha preso il via un progetto che vede protagonisti un gruppo di adolescenti affetti da autismo e gli operatori che li assistono nelle loro giornate. Questo percorso è da inserirsi in un rinnovamento generale dell’area che ospita i disabili residenziali presso il Centro attraverso un nuovo modo di ridefinire le loro giornate in maniera più virtuosa e gratificante.

Il progetto L’isola che c’è si prefissa di migliorare la presa in carico dei soggetti giovani con autismo, rendendo  più specifici ed efficaci gli interventi educativi e potendo dedicarsi specificatamente all’area delle autonomie, che risulta una priorità vista appunto la giovane età dei soggetti. A occuparsi dei ragazzi che prendono parte al progetto è una equipe costituita da sei operatori, un educatore responsabile del modulo, il coordinatore dell’Area Disabili e la direzione medica; l’intero gruppo ha partecipato ad un corso di formazione interno e partecipa ad una riunione di equipe alla settimana e una supervisione al mese.

Costruire uno spazio fisico e mentale “abitabile” (cioè adeguato alle loro necessità riabilitative) per adolescenti con autismo è stato come costruire una casa; è stato necessario, come sono necessarie le fondamenta di una casa, partire dalla comunicazione, dalla definizione di Regole di comportamento definite ( “patti chiari e amicizia lunga”; le regole sono poche, chiare e comunicate; la conseguenza del non rispetto della regola è altrettanto definita e comunicata “time out”) e dall’instaurare una Relazione affettiva autentica.

I progetti riabilitativi individuali (con obiettivi specifici per ogni utente nell’ambito delle autonomie personali, della comunicazione verbale e non, delle abilità cognitive e scolastiche, della collaboratività, ecc.) per poter essere attuati hanno dovuto poggiarsi su tre pilastri fondamentali e comuni a tutto il gruppo di utenti: l’adattamento dell’ambiente, la strutturazione del tempo e l’equipe degli operatori.

“L’ISOLA CHE C’È”: UNA CASA CHE POGGIA SU TRE “PILASTRI”

  1. Adattamento dell’ambiente
  2. Strutturazione del tempo
  3. Equipe dedicata

AMBIENTI

Il progetto ha reso necessario anche predisporre un adattamento dell’ambiente che ha trovato il suo spazio all’interno dell’area residenziale del Centro Benedetto Acquarone, in un appartamento composto da una sala da giorno, una sala morbida, tre camere doppie con bagno.

Gli spazi e gli oggetti personali sono connotati da un colore diverso per ogni ragazzo, in modo da facilitare l’orientamento e ridurre il rischio di comportamenti problematici.

Si tratta di ambienti sicuri (vetri infrangibili, angoli e caloriferi protetti ecc) facilmente lavabili e resistenti; gli spazi sono organizzati in modo che ogni oggetto o arredo abbia un significato comunicativo (ad esempio con l’aiuto di immagini).

Gli spazi stessi “parlano” e quindi sono organizzati in modo che ogni arredo o oggetto abbia un significato comunicativo.

Gli ambienti danno informazioni su quale sia lo spazio personale, quali i propri oggetti, quale attività si compie a tavolino con quella determinata tovaglia, cosa è contenuto in ogni cassetto.

GESTIONE DEL TEMPO

Il tempo frequentemente rappresenta, per le persone affette da autismo, motivo d’angoscia e scatena comportamenti problematici, pertanto è attentamente scandito e visualizzato.
La settimana è stata pertanto predisposta in modo da prevedere attività utili alla progressione individuale, riducendo al minimo l’improvvisazione e gli imprevisti, ed è comunicata tramite visualizzazione e appesa su ogni letto per i ragazzi residenziali, o nell’angolo personale della sala da giorno per i ragazzi in trattamento diurno.
La singola giornata viene strutturata in modo da alternare i momenti di richieste a momenti graditi, nel rispetto dei tempi e delle esigenze di ognuno.
L’architettura temporale di ogni giornata è strutturata in modo da prevedere attività uguali ogni giorno e attività differenti a seconda del giorno della settimana.

Anche la singola giornata è visualizzata e scomposta in 4 parti (mattina, primo pomeriggio, pomeriggio, sera) in modo da comunicare le attività e quindi le richieste e i comportamenti attesi

Le richieste riguardano:

  • la cura di sé (lavarsi, vestirsi, scaldarsi la colazione, apparecchiare e lavare le tazze, tenere in ordine le proprie cose, fare la lavatrice stendere il bucato, preparare la borsa della piscina)
  • attività di tipo motorio (passeggiate, piscina)
  • attività di tipo collaborativo (ad es. cura del pollaio)
  • acquisizione di abilità a tavolino da generalizzare nella vita quotidiana
  • acquisizione di abilità cognitive e scolastiche
  • logopedia
  • partecipazione ad attività riabilitative del centro diurno, individuali e non (come attività di musica o logopedia)

Viene previsto anche un giorno di uscita settimanale dove i ragazzi vanno in gita con uscite al di fuori del Centro Acquarone, per esempio presso l’agriturismo in località Val Chiappella

È prevista un uscita quotidiana per la merenda.

EQUIPE

  • 7 Operatori (due turnazioni, una di operatori maschi e una di operatrici femmine, di 3 persone, che lavorano in coppia e un sostituto ferie)
  • Logopedista
  • 1 Educatore referente del modulo
  • Coordinatore Area Disabili
  • Direttore Medico (specialista in Neuropsichiatra Infantile)

FORMAZIONE, SUPERVISIONE E ORGANIZZAZIONE

  • 9 ore di formazione interna prima dell’avvio del progetto
  • Formazione in itinere con la presenza del Coordinatore dell’Area Disabili nei momenti significativi
  • Presenza costante dell’Educatore referente del progetto (che a sua volta incontra Direttore Medico e Coordinatore Area Disabili una volta alla settimana)
  • 2 ore di equipe settimanale con Direttore Medico, Coordinatore Area Disabili ed Educatore referente del progetto
  • 1 incontro di supervisione al mese
  • Sostituzione ferie con operatore appartenente stabilmente al gruppo di lavoro
  • Comunicazione tramite diario di comunicazione informatizzato per ogni ragazzo, “quaderno di bordo” e gruppo WhatsApp dedicato

RISULTATI

Già dalle prime settimane di avvio è stato possibile notare risultati sorprendenti nella riduzione degli acting out aggressivi.
Nei mesi successivi si è assistito a una graduale e significativa riduzione dei comportamenti disfunzionali con normalizzazione del ritmo sonno-veglia, riduzione dell’eccesso ponderale, riduzione degli aspetti ossessivi e dell’ipercinesia.
Dal secondo semestre si è reso evidente un incremento nel profilo delle competenze comunicative, delle autonomie personali, delle abilità cognitive, scolastiche e di collaboratività, una maggior tolleranza all’attesa, e , nel complesso, un notevole miglioramento del tono dell’umore e della disponibilità affettiva di ogni componente del gruppo.
Le terapie psicofarmacologiche sono state mantenute, razionalizzate o ridotte; nessuno ragazzo ha necessitato di aumento di farmaci.

CONSIDERAZIONI

  • Anche all’interno di una struttura, l’autismo necessita di essere trattato con un approccio specifico e differente da quello utilizzabile per altre disabilità
  • Sapere come impostare un trattamento psicoeducativo per l’Autismo è facile. La letteratura è ormai chiara e concordante. Le indicazioni sono semplici. La cosa difficile non è sapere cosa o come fare, ma è riuscire a creare le condizioni organizzative per farlo. Farlo con costanza (sempre) e coerenza (comunque)
  • Trattare i disturbi comportamentali dell’autismo in una struttura diurna e/o residenziale è più semplice che a casa, a scuola e in ambulatorio. La costanza e talvolta l’intensità che viene richiesta per gestire alcune crisi comportamentali è più facilmente attuabile da un Equipe di operatori in un unico ambiente di vita piuttosto che da differenti figure in vari contesti di normalità
  • Trattare un “gruppo” di adolescenti con autismo ha aspetti di complessità, ma ha anche aspetti di vantaggio. La complessità è data, soprattutto in fase iniziale di inserimento, dal fatto che il ragazzo con autismo è spesso abituato a essere l’unico e il dover condividere spazi e tempi di altri, tollerare comportamenti disfunzionali di altri può rappresentare per lui una difficoltà. I vantaggi del gruppo sono: il fatto che l’Equipe è “costretta” a un’estrema coerenza nel rispetto delle regole e del programma perché sono valide non solo per l’utente da gestire in quel momento, ma per tutti; il fatto che i ragazzi percepiscono la differenza tra il disagio che deriva da un comportamento disfunzionale di un compagno e la qualità della giornata quando non si verificano intoppi e questo crea una sorta di consapevolezza rispetto all’impatto che i propri comportamenti hanno; il fatto che i ragazzi creano relazioni affettive tra di loro che, se gestite, diventano un’occasione di benessere e rappresentano un ulteriore passo verso la normalità
  • La gestione dei comportamenti problema non deve essere il principale interesse del progetto individuale, che, se è volto al raggiungimento di una buona qualità della vita del ragazzo (attività gradite alternate a attività utili, situazioni chiare e ben comunicate, riduzione degli imprevisti, ecc), comporta di per sé la riduzione dei comportamenti negativi
  • La relazione educativa è risultata fondamentale. Certo per creare una relazione autentica e “utile” e affettiva è stato necessario coltivarla su un terreno adatto. E allora mi piace parafrasare il piccolo principe perchè nella nostra esperienza è stato proprio il fatto di aver costruito i “riti” ossia situazioni stabili e prevedibili (sia come cose da fare che come persone con cui condividerle) che ha permesso che operatori e ragazzi si “addomesticassero reciprocamente, ossia costruissero dei legami, diventassero amici, diventassero unici l’uno per l’altro” (cit. da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupery , XXI capitolo “La volpe”). Adesso, costruita questa relazione, sicura che rassicura, è possibile iniziare ad affrontare anche situazioni più insolite, accettare imprevisti, tollerare le attese perché la sicurezza è data dalla presenza dell’altro

L’ISOLA CHE C’È – INTERVENTO PSICO-EDUCATIVO RESIDENZIALE E DIURNO PER ADOLESCENTI CON AUTISMO

SLIDE CONVEGNO A CHIAVARI DEL 2 APRILE 2017

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